Parla il vescovo Bascapè nel 1610
Finalmente posso veder la mia effigie ritratta tra le statue di questo Santo Monte. Lo vedete il vescovo di Assisi, vestito in bianco e oro? Quello son io, perché io ho fatto edificare, a mie proprie spese, questa bellissima cappella. E pensare a tutti i travagli che mi ha portato questo luogo! Perchè con l’autorità conferitami dal Sacro Concilio di Trento, io, Carlo Bascapè, vescovo di Novara e altresì conte della Riviera d’Orta San Giulio e della pieve di Gozano, nonché signore di Soriso, ho l’onore e l’onere di guidare la mia diocesi e portarla sulla retta via, in questi tempi di eresie e malcostume.
E così decisi di lasciar un segno in questo Monte e volli che i migliori artisti della gran città di Milano concorressero per dar prova delle loro capacità: il celebre Cristoforo dei Prestinari, che anco lavorò al Santo Duomo di Milano, e i Fiammenghini, che ora alloggiano in Orta e che così son chiamati per il padre loro, che raggiunse le terre lombarde dopo aver vissuto nelle Fiandre. È una delizia per gli occhi veder le mie idee prender forma… perché io decisi tutto in questo tempiotto: cosa raffigurare, dove, con quante figure, in quanti riquadri. È meraglia poi veder le colonne, le porte e i frontespizi molto ornati, disegnati dal fedele padre Cleto, l’architettore di codesta Fabbrica! Grand’uomo, lui, lo incontrerete forse tra gli alberi del Monte, a contemplar la sua opera.
E ora che i lavori s’incamminano alla conclusione, provvederò di far sistemar tutte le cappelle, come un sì santo luogo merita.