Continuità narrativa tra le cappelle

Nell’Archivio di Stato di Varallo si conserva un contratto del 27 aprile 1599, in cui lo scultore fiammingo Jan de Wespin (detto il Tabacchetti) accetta l’incarico di realizzare le statue per la cappella 36, la cappella della Salita al Calvario. In questo documento si legge una bizzarra richiesta: il contratto chiede infatti al Tabacchetti di “copiare” la fisionomia delle statue già realizzate nella cappella della Crocifissione.
La Fabbrica, ovvero l’istituzione che si occupava della prosecuzione dei lavori sul Sacro Monte, voleva che il pellegrino trovasse in tutte le cappelle gli stessi personaggi, come in una serie televisiva, in cui gli stessi attori si rivedono nelle puntate successive. Dalla cappella 23 (la Cattura di Cristo) fino alla cappella 38 (la Crocifissione), il pellegrino ritrovava la stessa folla, rendendo l’esperienza di salire al Calvario autentica e credibile.

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