Parla padre Cleto da Castelletto, nel 1601
Son io che ho fatto il disegno di questo santo luogo, cappella per cappella, capitello per capitello. Son io che regolo il lavoro di ventiquattro scultori et molto rari muratori. Senza di me non saprebbero che fare.
Nel lontano anno del Signore 1590 la comunità della Riviera d’Orta mi inviò missiva, chiedendo il mio umile parere da architettore e ingegnero. Con il concorso dei nobiluomini del luogo, si voleva fabbricare, su un certo Monte, tanti edifici, di varie e diverse forme, per esprimere i meravigliosi gesti del Santissimo Francesco, di cui io sono umile servitore: tanti piccoli tempiotti, distanti l’uno dall’altro un tiro di pietra, con molti arbori, che rendono il luogo ameno, sano e piacevolissimo.
È mio anche il disegno di questo tempiotto circolare, di una forma molto grata all’occhio: modernamente antico e anticamente moderno, come quello che aveva disegnato Bramante nella città eterna, nella fabbrica di San Pietro in Montorio. Ma non mi dilungo oltre, d’altronde io non sono che un umile padre cappuccino: non avrei mai potuto ricusare una sì degna impresa, perché ricusando, mi parrebbe di essere ingrato alla bontà divina.