Parla la moglie del Prestinari, 1606
Da quando vivo qui non mi posso lamentare, ma ora che il mio Cristoforo si è anco procacciato un modesto alloggio in Orta, posso dir di essere donna appagata. Il dì 15 giugno, la comunità ci diede un bel letto di piuma, una coperta di lana, un tavolo di pioppo, qualche stoviglia e un candeliero. Dicon che a breve ci costruiranno pur una casa in piazza. Ah, la bontà divina ci ha dato finalmente un poco di tregua! E pensare ai giorni bui a Milano, quando il povero Cristoforo arrischiò anco d’andar in galera, mentre lavorava per la santissima Fabbrica del Duomo. E ora invece è accolto nella Riviera come nobiluomo e modella le statue come moderno Fidia nel tempiotto del Martelli. Quali maraviglie escon dalle mani del mio Cristoforo: guardate codesti maravigliosi angioli, che paiono vivi e veri... manca loro soltanto la favella!
Che a esser schietta, non è tutta farina del suo sacco. Un gran numero di garzoni l’aiutano ad alleggerir il travaglio. Imperocchè non c’è solo da modellar i volti e le mani, che Cristoforo è solito a far con gran perizia. Bisogna anco batter la terra, abbozzar le forme, preparare il forno e metterle in cottura. E poi s’ha da unir le parti e metter in loco. Il mio povero Cristoforo non potrebbe mai far tutto da sè medesimo!